Per l’esattezza il titolo di questo post dovrebbe essere “Bal da can” che, tradotto dal dialetto laghée, starebbe per “Balle di cane” .

I Baldacan sono i frutti immaturi, lunghi meno di un centimetro e larghi mezzo, di una palma che si è perfettamente ambientata sui laghi insubrici; un albero che fa tanto “ambiente mediterraneo” e che per la resistenza ai freddi invernali si è perfettamente acclimatata sulle sponde lacustri, eccola:

Da ragazzi “sparavamo” il baldacan con la cerbottana, ingaggiando improvvisate battaglie per le strade della città. Ricordo che in primavera andavamo a procurarci le “munizioni” nei giardini delle ville, cercando di arrampicarci in tutti i modi fin sulle palme più alte. I frutti dovevano essere ancora acerbi e ben turgidi perché solo così riuscivano ad occupare tutto lo spazio della canna della cerbottana migliorando le performance dei colpi di fiato nel tubo.

I baldacan verdi venivano sgranati dal tralcio che ne porta qualche centinaio e conservati in un sacchetto che ogni “combattente” portava alla cintura, per spararli si mettevano in bocca ad uno ad uno ma i più bravi se li cacciavano in bocca a piccole manciate ed indirizzandoli ad uno ad uno nella canna con la lingua riuscivano persino a “mitragliare” esponendosi però al rischio che la canna s’inceppasse! Comunque si decidesse di infilarseli in bocca il loro sapore era disgustoso!!!

Perché i frutti di questo tipo di palma hanno un nome così curioso, che tradotto fa “Balle di cane”? Potete giudicarlo voi guardando questa foto:

Baldacan ormai secco

 

I baldacan sono ricomparsi nella mia vita tanti anni dopo l’adolescenza perché da essi nascono in continuazione nuove palme che tendono ad infestarmi il giardino se non me ne accorgo subito, strappandoli prontamente. Recentemente ho avuto un “incontro ravvicinato” con un baldacan che proprio non mi sarei aspettato …

La mia acquaponica “eretica” per combinare l’aspetto estetico con quello produttivo è composta da due parti un laghetto ornamentale

e una serra solare,

purtroppo piuttosto lontane fra loro, per la filtrazione uso un filtro a perline come questo:

per evitare che ad ogni ciclo di pompaggio dell’acqua, che è impostato per 15 minuti ogni ora, il filtro si svuoti completamente facendo rifluire il suo contenuto di sporcizia nel laghetto ho inserito nel percorso delle tubazioni una valvola di non ritorno. Questa valvola, impedendo all’acqua di defluire, e mantenendo la pressione nel tubo tratteneva le perline galleggianti serrate attorno all’uscita del filtro impedendo la fuoriuscita dello sporco.

Da qualche giorno la valvola di non ritorno non faceva bene il suo lavoro, mi sono risoluto allora a smontare mezza raccorderia che porta l’acqua al filtro e ho trovato un maledetto baldacan incastrato nella valvola ad impedire il funzionamento del piattello che impedisce il riflusso dell’acqua. Ho sostituito la valvola in questione, non perché non funzionasse, è bastato un attimo per rimuovere il detrito, ma per mettere una valvola diversa, che si aiuta con una molla ad impedire l’inconveniente.

In tutto qualche ora del mio prezioso tempo per un minuscolo ed insignificante pezzettino vegetale! Due balle di cane!

Mario Brignone

Presidente di