Ricordo che quando ero bambino il salmone era un piatto per pochi (e ricchi), oggi la carne di salmone, che ha tante qualità, è alla portata di tutti.

Qualcosa però sta cambiando, la produzione globale è in calo e la domanda continua a crescere e i prezzi è noto seguono la domanda! Se la crescita dei prezzi può essere un problema secondario, nessuno ci vieta di tornare alla saporita ed accessibile trota, quello che devono preoccuparci sono la salute e l’inquinamento.

In Scozia, un pesce su sette muore nelle vasche e l’indice medio di mortalità è passato dal 7% del 2014 al 14% dello scorso anno, la colpa è dei parassiti e delle infezioni che trovano una facile via di propagazione nell’affollato ambiente degli allevamenti. Torrenti nei quali fino a pochi anni fa si potevano pescare centinaia di salmoni a stagione ora ne sono quasi privi, anche a causa dell’inquinamento costiero causato dagli allevamenti. Leggete in proposito questo articolo del quotidiano “La Stampa”.

La crisi degli allevamenti di salmone è la tipica crisi di un’industria cresciuta più della capacità dell’ambiente di sostenerla, per questo motivo l’Unione Europea sta cercando di cambiare rotta favorendo la ricerca che punta allo sviluppo dell’allevamento del pesce a ciclo chiuso (ricircolo) che magari usa le piante per ripulire l’acqua dai ridiuti azotati. Qualcuno ha per caso sentito parlare dell’acquaponica?

Certo il salmone non è proprio il pesce più semplice da allevare in acquaponica ma ci arriveremo. Per intanto, a seconda delle latitudini e delle stagioni, concentriamoci su tilapie, carpe, pesci gatto, pesci persici, lucioperca e se proprio fa fresco delle belle trote!