Lo abbiamo recentemente letto in questo articolo di “Repubblica”, nel nostro Paese è letteralmente esploso il fenomeno degli orti in affitto.

Si tratta di un fenomeno variegato con mille declinazione: orti sociali, orti terapeutici, orti comunali, ecc … che sono la spia di un generale bisogno di “ritorno alla terra”.  In fondo, se si fosse voluto leggere i segnali lanciati dallo straordinario successo di giochi come “Farmville” ce lo potevamo aspettare che la gente prima poi passasse dal gioco all’azione, dal divano al campo!

Come tutti i fenomeni di massa quando prendono piede diventano anche business, nascono così  i servizi di “earth renting” che fortunatamente non si limitano ad affittare la terra ma offrono anche, compreso nel  contratto d’affitto, un ciclo di ore di tutoraggio. E’ così che la rendita fondiaria si trasforma in una prestazione di servizi, si qualifica e acquista valore.

Anni fa, avevamo proposto, tramite una cooperativa sociale una versione tecnologia e multimediale degli orti civici, che stressava la dimensione comunicativa e dei servizi della passione dell’orto, era nato,  assieme alla cooperativa “l Sogno” il progetto  “ORTODOMUS” (che prendeva il nome dalla città di Domodossola, per la quale era stato pensato) che aveva i seguenti obiettivi:

  • Promuovere la pratica della coltivazione acquaponica.
  • Incentivare lo sviluppo dell agricoltura negli spazi urbani anche attraverso interventi di recupero di spazi degradati.
  • Favorire l’insediamento di orti civici.
  • Sostenere la pratica dell’orticoltura per l’inserimento di soggetti in situazione di svantaggio sociale.
  • Promuovere la didattica ambientale, la cultura del riciclo e dell’impiego di energie alternative ai combustibili fossili.
  • Stimolare iniziative e progetti di imprenditoria verde.
  • Incentivare autoproduzione di cibo e il consumo a km zero.

Caratteristica dell’idea, presentata in un momento in cui i “social” non erano entrati ancora prepotentemente nella vita di tutti i giorni, era quella di coinvolgere la dimensione “virtuale” dell’approccio all’orticoltura urbana affiancando  alle relazioni reali (dirette, interpersonali, faccia a faccia) che intrattengono i frequentatori dell’orto e hanno a che fare con lo scambio di esperienze, consigli, prodotti, semenze e possono includere la gestione partecipata degli spazio, la condivisione, discussione e modifica delle regole, quelle virtuali, mediate dalla tecnologia della comunicazione, al fine di consentire di disegnare il proprio orto digitalmente, di avere un tutoraggio continuo “on the job”, di programmare l’uso degli spazi e annotare l’avvicendamento delle colture, di mostrare il proprio orto, le proprie verdure agli altri orticoltori o di metterli in rete

Un gruppo di cittadini ci ha provato anche a Verbania con un progetto di cui abbiamo parlato più volte in questo blog ma anche in questo caso non se ne è fatto nulla.

Rimane viva la dimensione privata della passione per gli orti, anche acquaponici portata aventi dai soci e dai simpatizzanti di “Akuadulza” e da alcuni giovani che si sono rimboccati le maniche. Ma ci sono numerosissime altre esperienze che vengono in contatto con noi, ci chiedono consigli si confrontano con il blog oppure su Facebook delle quali vi renderemo conto al più presto.