Abbiano letto questo articolo su “Tuttogreen” del quotidiano “La Stampa” e siamo rimasti particolarmente colpiti dalla sua banalità. Proviamo a spiegarvi perché.

Come spesso accade si parte dalla sensazionalità di un’invenzione, in questo caso la “Gastro-acquaponica”. Hanno inventato l’acquaponica? Figuriamoci …c’è da migliaia di anni, il primato se lo contendono alcune popolazioni precolombiane, c’è chi pensa invece i famosi giardini pensili dei babilonesi fossero in realtà coltivazioni acquaponiche!

Il chinampa è una tecnica di agricoltura mesoamericana che utilizzava piccole aree rettangolari di terra arabile e fertile per la coltivazione di aree coperte da acqua a basso livello nella Valle del Messico

 

Neppure l’idea del ristorante acquaponico è poi così originale, come dimostra qualche esperienza in giro qua e là per il Mondo, per esempio in Australia, Sud Africa, nella vicina Francia, e perfino in Italia. Forse il primato dell’originalità rimane in quel nome “Gastro-acquaponica”, che però richiama alla mente quell’antipatico esame medico la cui preparazione, in particolare, non ha nulla di accattivante!

Passando in rivista i contenuti, l’articolo inizia con la sparata dei 20 kg di pesce per metro cubo d’acqua. Diciamo subito che è possibile riuscirci, specialmente con alcuni tipi di pesci, la tilapia è uno di questi, ma bisogna essere molto bravi, specialmente nella gestione dei reflui, l’acquaponica non è un giochino miracoloso!

E’ molto bello invece che le amministrazioni locali dei dintorni di Malaga credano ed investano nell’acquaponica, specialmente nelle sue impostazioni con finalità di ricerca o sociali, in Italia non mi risultano esempi altrettanto virtuosi, sicuramente non questo, di una città di lago nella quale il pesce in passato è stato un pezzo importante della sua economia ed ora lo è il turismo.

Ne abbiamo anche per le immagini a corredo del pezzo, scarsina la produzione se, come sembra, deve sostenere il consumi di un ristorante, ma soprattutto date un’occhiata a quelle povere insalate appese nelle immagini a corredo del pezzo, in gergo si direbbe “filate” … immangiabili! La dicitura “Serra acquaponica all’Hilton” non fa certo una bella pubblicità al ristorante. Anche la successiva intitolata “Nursery a Malaga, non è un bel vedere, è poi perché pesci rossi? L’articolo non parlava di tilapie, pesci gatto, e una terza specie sconosciuta “Piragna” che, verosimilmente, crediamo possa essere ” Piranha”. Qualche riserva l’abbiamo anche sulla scelta dei pesci da allevare, certo a Malaga fa caldo ma stentiamo a credere che per allevare le tilapie non si debba ricorrere al riscaldamento dell’acqua, dal memento che questa specie non si nutre o si sviluppa al di sotto 17 ° C e muore sotto i 12 ° C. E poi ve lo immaginate il povero cuoco stellato Diego Gallegos “reinventare la cucina andalusa” con la tilapia?

Beh, a contestare i numeri dell’articolo ci fermiamo qui, riprendiamo solo un’ultima questione che ci sta particolarmente a cuore, quella dell’interpretazione dell’acquaponica con funzioni sociali ed educative, siamo particolarmente lieti che l’acquaponica a Malaga serva anche a questo scopo, ne ne approfittiamo per riproporre questo post con un esempio in cui l’acquaponica è perfettamente integrata in una comunità locale di un sobborgo di Denver Colorado (USA)

Vogliamo chiudere con la questione del manuale, dal momento che l’articolo riporta, virgolettato: “L’obiettivo è quello di realizzare una sorta di manuale pratico che abbia un forte impatto a livello sociale e che sia replicabile nelle piccole comunità o nelle famiglie”. La FAO ha già realizzato un ottimo lavoro, è in inglese, la traduzione è libera, basta farla senza scopo di lucro (noi l’abbiamo fatto in italiano), anche in questo caso non c’è da inventarsi nulla!

Buona acquaponica a tutti da “Akuadulza”

Per la citazione celata nel titolo