All’insegna del motto, ormai desueto, “Anche il privato è politico” inaugurata domenica scorsa, alla presenza di un folto pubblico, delle autorità locali e di rappresentanti internazionali la prima acquaponica di Verbania.

Assente il Sindaco, per impegni botanici istituzionali, ha voluto esserci il vicepresidente della Provincia, mischiandosi fra gli ospiti e rinunciando alla tradizionale fascia azzurra, perfettamente a suo agio fra gli intervenuti. Svestiti i panni dell’autorità Brezza ha avuto modo di sfoggiare in  understatement davvero invidiabile, si è trattenuto con gli ospiti perfettamente a suo agio, gustando i diversi tipi d’insalata predisposti per l’assaggio ma non disdegnando neppure salumi e formaggi in quantità.

Chi ha necessariamente mantenuto  un basso profilo è stato Ibrahim,  console senegalese a Verbania, che ha tagliato il nastro, più corretto sarebbe dire lo spago dell’inaugurazione. Costretto dal Ramadan a restare a digiuno fino al tramonto e limitato nelle libagioni dall’ampia presenza di porco, vini e birre sulla tavola, solo alle 21, quando il sole è tramontato, ha rotto gli indugi iniziando a buttar giù qualcosa.

Molto interessato all’acquaponica il console ha posto numerose domande tecniche al presidente di “Akuadulza” immaginando di poter un domani esportate la tecnica nel proprio paese. Bizzarra tuttavia è l’interpretazione che ne è emersa: dal momento che nel suo paese si consuma prevalentemente pesce di mare ed avendo il console appena comprato una pompa per il pozzo si chiedeva se fosse possibile pompare l’acqua dolce e poi salarla per tenervi il pesce. Rimandato!

Il vociare dei presenti ha coinvolto gli abitanti di un vicino condominio che si sono uniti al gruppo portando da casa sedie e panche perché le pur numerose a disposizione erano ormai finite, tutti gli intervenuti, esauriti i complimenti di rito per le insalate, si sono dedicati alle abbondanti cibarie di ogni tipo distribuite sulla tavola di design, definita dal padrone di casa “Per appoggiare e non per appoggiarsi”.

Il calare della notte è stato festeggiato con l’arrivo del “Genepì” di Eugenio, una produzione casalinga ottenuta dalla macerazione in alcol dell’artemisia alpina raccolta in alta Val Formazza. Anche questo un atto politico, per affermare la lotta contro ogni discriminazione di genere poiché il liquore è stato ottenuto utilizzando indifferentemente piante maschili e femminili in un armonioso incontro di sapori.

Grazie a tutti