Nei paesi asiatici li mangiano da tempo, bolliti, fritti, persino caramellati. In Europa li hanno “sdoganati” da poco con apposite norme e li potete trovare già da tempo nei supermercati, Belgio e Olanda ad esempio, (dove peraltro le persone che sanno apprezzare il cibo praticano il turismo enogastronomico in paesi come il nostro).

Gli insetti sono sostenibili, ricchi di proteine, qualcuno dice anche “gustosi”, ma noi di “Akuadulza” siamo sostenitori dell’opportunità di alimentarci di insetti solo “di sponda”, cioè facendoli gustare ai nostri pesci, con i quali per un po’ di tempo ci accompagniamo per nutrire l’orto e poi da loro ci separiamo per riempire il piatto.

Un’idea simile deve averla avuta una startup piemontese Bef Biosystems, che sta per inaugurare il suo primo allevamento di mosche da cui produrre farine e oli proteici per l’allevamento dei pesci. Per avere un’idea di come funziona il sistema potete vedere questo breve video:

L’Italia importa ogni anno cinquantamila tonnellate di pesce per produrre mangimi e siccome i consumatori chiedono sempre più alternative sostenibili perchè non ricavare la base proteica dagli insetti.

Uno dei “protagonisti” di questo processo è la Black soldier fly in italiano Mosca soldato, (n.s. Hermetia illucens) che allo stato di larva è particolarmente vorace.

Come lascia intuire il suo nome durante il suo ciclo di vita è una sorta di “macchina da guerra” distrugge grandi quantità di massa organica. Da adulta la mosca tende a stare alla larga dall’uomo e nei suoi pochi giorni di vita (nei quali non mangia, avendo come unico obiettivo la riproduzione) le femmine depositano sino a 900 uova.

Da tempo la FAO evidenzia le potenzialità offerte dagli insetti come fonte di proteine ne fa cenno anche nel manuale “Small-scale aquaponic food production. Integrated fish and plant farming” che abbiamo tradotto per i nostri associati ed esteso alla consultazione dei lettori del blog trovate il riferimento al capitolo 9.1.2.