Nonostante l’acquaponica non usi né fertilizzanti né antiparassitari di sintesi in Europa attualmente non può essere riconosciuta come “biologica”, se ne faranno una ragione la stragrande maggioranza dei coltivatori amatoriali che sanno perfettamente che anche senza il “bollino” di un organismo certificatore le loro verdure sono ancora più sane di quelle cresciute nel terreno.

Pensate ad esempio che con il metodo acquaponico non può essere usato nemmeno il piretro naturale, che invece è ammesso in agricoltura biologica (senza avere chiesto precentivamente il parere delle api!).

Certo è che per chi volesse fare della propria produzione acquaponica una ragione di sostentamento potersi fregiare del marchio “Bio” sarebbe sicuramente un bell’aiuto (al netto degli scandali sulle certificazioni farlocche). Comunque niente, non si può fare!

Negli Stati Uniti invece le verdure coltivate in acquaponica possono essere certificate “Organic”, ma hanno rischiato di non poterlo essere più nel corso del 2016.

La battaglia è stata vinta dai coltivatori acquaponici (si dovrebbe forse dire “acquaponisti” ma proprio suona male) lo  scorso 2 novembre, non senza qualche brivido, quando il National Organic Standards Board ha votato a maggioranza, 8 a 7 l’ammissibilità del metodo di coltivazione acquaponico tra quelli certificabili come “Biologici”.
Una bella vittoria per i nostri amici Yankees ed anche per me che, come cittadino del Mondo globalizzato e non come presidente dell’Associazione Akuadulza, in quanto privo di uno specifico mandato in tal senso, li avevo sostenuti.
Ed ora è il momento della vecchia Europa, “l’Europa, con le sue lucine colorate, i suoi fiumi, le sue tradizioni, i violini, i valzer…” (Gaber cit), speriamo che anche qui si guardi al contenuto e non al contenitore e che anche le verdure prodotte in acquaponica possano chiamarsi finalmente “Bio”